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Potenziamento cognitivo secondo la Teoria PASS

 

Il disagio scolastico è un fenomeno complesso legato sì alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale dall’altra. Il successo scolastico quindi, è l’esito dell'interazione di più fattori, individuali e ambientali e si esprime in una grande varietà di situazioni che espongono lo studente al rischio di insuccesso e di disaffezione alla scuola. I problemi scolastici sono in realtà di tipo diverso e presentano differenti livelli di gravità, spesso non sono la conseguenza di una specifica causa, ma del concorso di molti fattori che riguardano sia lo studente, sia il contesto in cui egli viene a trovarsi (ambiente socioculturale, clima familiare, qualità dell’istituzione scolastica e degli insegnanti) (Catarsi e Mariani, 2003).

Tra le possibili manifestazioni del disagio quindi, frequenti sono le difficoltà di apprendimento, il ritardo mentale lieve e le difficoltà di attenzione.

Tali difficoltà continuano a rappresentare un grave problema per il sistema scolastico che deve organizzare un’equa distribuzione delle risorse speciali di sostegno e recupero, nel tentativo di rispondere ad esigenze specifiche; in altre parole allo stato attuale il mondo della scuola si trova ancora in una condizione di relativa impotenza di fronte a questa realtà, se pure in contrasto alla sensibilità dei docenti che ravvisano quotidianamente la necessità di possedere ed utilizzare a questo proposito nuove tecniche di intervento.

Tuttavia in considerazione della diffusione e dell’urgenza di queste problematiche nella popolazione scolastica, negli ultimi anni si stanno delineando tentativi di programmazione operativa di interventi in questo ambito, che si riferiscono a numerosi modelli di funzionamento cognitivo umano in ambito psicologico e neuropsicologico. Molte ricerche mettono in evidenza l’importanza di interventi psicologici intesi al servizio della scuola, e la necessità di affrontare il disadattamento scolastico agendo non solo sull’alunno come entità a sé stante, ma sui docenti e su tutto il sistema scolastico, in una prospettiva sistemica. In un modello in cui l’apprendimento scolastico viene letto come funzione delle caratteristiche individuali, delle influenze ambientali e delle caratteristiche dell’insegnamento ipotizzando, tra esse, una serie complessa e articolata di interazioni, consegue un modello organizzativo che prevede un intervento diversificato ed articolato che agisce sui fattori più facilmente accessibili.  

Di fatto, le difficoltà di apprendimento dipenderebbero da uno scarso utilizzo delle risorse cognitive del soggetto, riconducibile a cause e situazioni diverse nelle quali l’efficienza dei processi cognitivi gioca un ruolo non secondario (Kirby & William, 1991).

L’approccio cognitivo all’intelligenza pone attenzione alle abilità in costante interazione con i processi, che appaiono dinamici e controllabili. È con l’attenzione ai processi regolatori delle prestazioni e con la concomitante crisi del criterio della discrepanza che si vengono a proporre approcci teorici e metodi di indagine e di intervento centrati sui processi piuttosto che sulle prestazioni, tenendo in particolare conto dei contributi provenienti dalla neuropsicologia (Hale, Kaufman, Naglieri & Kavale, 2004; 2006).

In questa direzione si colloca la teoria PASS (Pianificazione, Attenzione, Simultaneità, Successione) (Das, Naglieri & Kirby, 1994; Naglieri & Das, 2005); derivata dalle ricerche sugli aspetti funzionali della struttura del cervello condotte da Luria (1966; 1973): essa si propone come una teoria neuropsicologica attraverso la quale si può ridefinire il concetto stesso di intelligenza umana (Das, 2002; Naglieri & Das, 2005). Questo tipo di approccio sembra costituire una valida alternativa al tradizionale concetto di QI, in quanto propone una visione multidimensionale e dinamica dell’intelligenza, basata sia sulla neuropsicologia sia sulla psicologia cognitiva (Das, Naglieri & Kirby, 1994; Das, 2001; 2002; Naglieri & Das, 2005).

La teoria PASS prende in considerazione abilità che comunemente non vengono considerate nella pratica clinica e pone l’accento sui processi cognitivi di base in grado di regolare e determinare le prestazioni cognitive stesse. Si fa così esplicito riferimento alle tre Unità Funzionali di Luria (1966; 1973), e si identificano quattro processi cognitivi di base:

  • la Pianificazione, è una funzione del lobo frontale. Più specificatamente è associata con la corteccia prefrontale ed è una delle principali abilità che distingue gli uomini dagli altri primati. La Pianificazione ci aiuta a selezionare e sviluppare i piani e le strategie necessarie a completare i compiti per i quali è richiesta una soluzione; è un processo critico in tutte le attività dove l’individuo deve determinare come risolvere un problema. Include la elaborazione, la valutazione e l’esecuzione di un piano, attraverso l’automonitoraggio e il controllo degli impulsi. Permette il problem-solving, il controllo degli altri processi e la utilizzazione selettiva di conoscenze e abilità.
  • L’Attenzione, è un processo mentale strettamente legato alla risposta orientativa e permette all’organismo di dirigere l’attenzione rispetto ad uno stimolo nel tempo (attenzione sostenuta), e di resistere alla perdita di attenzione dovuta ad altri stimoli (attenzione selettiva). Un’attenzione prolungata è richiesta in gran parte delle attività che richiedono vigilanza; è controllata da intenzioni e scopi e implica conoscenze e abilità tanto quanto gli altri processi PASS.
  • La Simultaneità, è essenziale per l’organizzazione delle informazioni in gruppi e unità coerenti. Le regioni parietali, occipitali e temporali del cervello forniscono una abilità critica per individuare interrelazioni tra diversi elementi in un unico modello.  A causa delle caratteristiche spaziali di gran parte dei compiti che richiedono la simultaneità, la dimensione visuo-spaziale è molto forte nelle attività che richiedono questo tipo di processo. La Simultaneità tuttavia non è limitata al solo contenuto non-verbale come illustrato dall’importante ruolo che essa gioca nelle componenti grammaticali del linguaggio e nelle componenti grammaticali del linguaggio e nella comprensione delle relazioni tra le parole, le preposizioni e le diverse inflessioni.
  • La Successione, è implicata nell’uso di stimoli organizzati in uno specifico ordine seriale. Ogni volta che l’informazione viene ricordata o completata in uno specifico deve essere implicato il processo della Successione. È importante notare tuttavia che l’informazione non deve essere organizzata in un modello (per esempio il numero 552491621 organizzato in 55-24-91-6-21), quindi ciascun elemento può essere collegato a quello che lo precede. Il processo della successione è usualmente implicato nell’organizzazione seriale dei suoni e nell’ordine dei movimenti; esso è fondamentale nel lavorare con le sequenze fonemiche nella prima attività di lettura.

I quattro processi sono interdipendenti e permettono il processamento delle informazioni interagendo con la base di conoscenza disponibile al soggetto, anche in relazione ai contesti nei quali si trovano ad operare. È questo insieme che permette sia di ricevere ed elaborare l’informazione, sia di programmare la risposta (Das, Naglieri & Kirby, 1994).

Le tre Unità Funzionali, e quindi i processi PASS -successione e simultaneità rappresentano due aspetti di una sola unità funzionale- costituiscono un sistema dinamico e, dunque, soggetto ai cambiamenti dovuti allo sviluppo. Tutti i processi PASS risultano coinvolti nelle varie attività, ma, in base alla tipologia del compito alcuni processi assumono un ruolo dominante rispetto ad altri. Si può pertanto affermare che i processi PASS, sistemi funzionali, o costellazioni di lavoro (Luria, 1966) dell’attività cognitiva, permettono agli individui di svolgere un compito tramite l’interazione tra pianificazione, attenzione, simultaneità, successione e conoscenze di base.

Naglieri e Das (2005) e Naglieri e Rojahn (2004) hanno inoltre evidenziato come i processi PASS risultino fortemente correlati con il profitto scolastico, che rappresenta in questa concettualizzazione, la prestazione nella quale il deficit cognitivo si manifesta. Appare così possibile, comparando valutazione dei processi e risultati scolastici avere importanti indicazioni sulla efficienza dei sistemi cognitivi stessi (Taddei, Venturini & Chillè, 2006; Taddei, Chillè, Venturini & Venditti, 2007).

Altri studi (Naglieri, 1999; Naglieri, De Lauder, Goldstein & Schwebech, 2006; Naglieri, Goldstein, Delauder, & Schwebach, 2005; Naglieri & Reardon, 1993) hanno sottolineato l’indipendenza tra i processi cognitivi PASS e il QI valutato con scale Weschsler a sottolineare la diversità della valutazione processuale rispetto a quella di prestazione (Taddei, Venditti & Cartocci, 2009; Taddei & Venditti, 2010).

In questa direzione, per la valutazione dei processi cognitivi è utilizzato il Cognitive Assessment System (CAS) (Naglieri & Das, 1997), operazionalizzazione della teoria PASS, nella versione italiana (Naglieri & Das, 2005) a cura di Taddei. Il CAS è uno strumento specifico per la valutazione dei processi cognitivi, definiti da tre subtest ciascuno, disponibile in due versioni, per soggetti di 5 -7 anni, e di 8 - 17 anni che si avvalgono di due forme: la standard, composta da 3 subtest per processo, e la base che ne prevede due e da utilizzare nel caso di affaticabilità del soggetto esaminato.

Il test prevede più livelli di valutazione:

La Scala Completa fornisce una valutazione complessiva del livello generale di funzionamento cognitivo e presenta un punteggio medio di 100 (d.s. 15); questo livello, per quanto in qualche modo indicativo risulta secondo gli autori di modesta usabilità. Sono le quattro scale PASS, che permettono una valutazione del profilo cognitivo e dei processi di Pianificazione, Attenzione, Simultaneità e Successione. Ogni scala PASS ha media di 100 e d.s. di 15; l’interpretazione dei risultati ottenuti al CAS è centrata soprattutto su queste scale e sull’analisi delle eventuali forze e debolezze cognitive proprie del profilo emerso dall’esame.

I tre subtest (due nella versione base) che compongono ciascuna scala PASS rappresentano il terzo livello di valutazione; ogni punteggio che emerge da questi subtest ha media 10 e d.s. di 3.

Un ulteriore livello che lo strumento permette è poi la valutazione ipsativa, in modo da cogliere le discrepanze interne al profilo esaminato e quindi identificare forze e debolezze sia tra i quattro processi sia tra i sub test componenti ogni processo.

La teoria PASS offre, inoltre, un’importante prospettiva per la pianificazione di interventi finalizzati al potenziamento dei processi cognitivi nell’ambito delle disfunzionalità scolastiche. In letteratura si rileva particolare interesse sull’applicazione di tali percorsi cognitivi ad abilità specifiche come quelle relative all’aritmetica (Haddad, Garcia, Naglieri, Grimditch, McAndrews, Eubanks, 2003) e alla decodifica di parole (Carlson & Das, 1997; Parrilla, Das, Kendrik, Papadopoulus & Kirby, 1999).

Interessanti appaiono, rispetto al problema analizzato, il PASS Remedial Program (PREP; Das, Carlson, Davidson & Longe, 1997), l’Istruzione Basata sul Processo (PBI – Ashman e Conway, 1993) e Planning Facilitation (Naglieri e Gottling, 1995; Naglieri e Pikering, 2003).

Si tratta di tre programmi d’intervento cognitivamente fondati, tesi a potenziare debolezze cognitive nei processi di Pianificazione, Attenzione, Simultaneità e Successione. Il loro scopo è quello di migliorare le strategie cognitive che sottostanno alle abilità scolastiche senza l’insegnamento diretto delle abilità stesse. Piuttosto che insegnarle esplicitamente, si incoraggia il bambino a scoprire le strategie più adeguate attraverso la discussione di ciò che viene fatto in seduta. Emergono, quindi, due concetti chiave: il metodo induttivo e la verbalizzazione.

I programmi di potenziamento cognitivo sono molto diversi dalla semplice istruzione; infatti, l’istruzione è ciò che avviene in una classe scolastica, in cui l’insegnante istruisce ed insegna vari programmi educativi ai bambini, mentre i trattamenti sono focalizzati al miglioramento attraverso un intervento diretto sui processi cognitivi di base (Das, 2001). Infatti, l’assunzione fondamentale di questo tipo di interventi è che le difficoltà dei bambini possono essere modificate, ridotte e migliorate attraverso stimolazioni cognitive adeguate. Questo assunto deriva da diversi filoni teorici:

  1. gli studi di Hebb (1949) sulle prime stimolazioni sensoriali come ambito di potenziale svantaggio per la crescita cognitiva;
  2. le ricerche sui training di strategie in individui con Ritardo Mentale (RM), che hanno mostrato l’incapacità di questi individui a generalizzare i risultati ottenuti tramite il classico metodo deduttivo, di qui l’ipotesi della necessità di un metodo induttivo, in cui le strategie vengono scoperte autonomamente tramite la struttura stessa del compito (Das, 2001);
  3. le ricerche di Atkinson e Shiffrin (1968) sulla memoria e i suoi processi di controllo, che includono la ripetizione e la sistemazione di piccole unità formative in altre più grandi;
  4. la rassegna di Cronbach e Snow (1977, in Das, 2001) riguardante gli studi sull’interazione tra attitudini e trattamento, che ha dimostrato che, per un trattamento efficace, non è sufficiente basarsi solo sulle attitudini della persona, ma valutare adeguatamente sia i punti di forza sia quelli di debolezza, in termini di processi cognitivi, per poi decidere individualmente su quali focalizzarsi (Kirby & Williams, 1991);
  5. le teorizzazioni di Vygotsky, in particolare sulla zona di sviluppo prossimale, che dovrebbe essere il centro dei programmi di trattamento (Das, 2001).

 

Il percorso di potenziamento cognitivo è, quindi, un programma per lo sviluppo di strategie efficaci per le abilità scolastiche; è complementare alla scuola e non interferisce con nessuna metodologia utilizzata dagli insegnanti per l’insegnamento della letto – scrittura. L’obiettivo finale è il miglioramento delle abilità scolastiche attraverso un approccio cognitivo che mira al potenziamento dei processi cognitivi implicati nel risultante profitto scolastico.  

 

 Riferimento :Dott.ssa Francesca Venditti

 

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